“Europe Central”, T. W. Vollmann

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Etere
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“Europe Central”, T. W. Vollmann

Messaggio da Etere » 18/01/2014, 21:53

Il telefono squillò. Quando sarebbe andato alla Ridotta nazionale?
Non se ne parla neppure, spiegò. Potrebbero catturarmi con qualche imbroglio. Non ho nessuna voglia di finire esposto in un museo ebraico.
Il telefono squillò (…). I russi erano al Tiergarten. (…)
Il telefono squillò. I bombardieri britannici avevano distrutto la Ridotta nazionale.
Visto?, disse alla sua segretaria. So sempre cosa è giusto.
Sua moglie Eva (…) aveva ingoiato una capsula come da sue istruzioni (…). Lui si puntò la Walther alla testa, ma poi esitò, la abbassò di pochissimo e guardò nella canna (…). All’inizio era buio, poi ancora più buio, e in fondo, in lontananza, scintillava una pallida luce azzurra che doveva arrivare direttamente dalla Russia; gli parve di riuscire a vedere la Grande Salle des Fêtes dell’imperatrice Elisabetta Petrovna a Carskoe Selo, con il tappeto variamente monogrammato (…), i cartigli di angeli pallidamente aleggianti sul soffitto, e poi una finestra incassata aperta su paesaggi con altri castelli. Presto avrebbe preso possesso di tutto. Proprio in quell’istante il telefono squillò di nuovo, e lui capì, dall’intonazione dello squillo, che gli avrebbero comunicato brutte notizie. Nessun rimpianto. Ora!, disse, sorridendo


T. W. Vollmann, “Europe Central”, pag. 679, ediz. Mondadori, 2010.

Ci si può avvicinare a EC (premiato con il National Book Award nel 1995) leggendo la recensione di Giuseppe Genna. Per Genna, Europe Central è ciò che "Le benevole" di Littell non è riuscito a essere: il libro mondo del Novecento europeo, il testo universo, che vortica in ogni cantone dell'Occidente, intravvedendo il gorgo del male ovunque e ovunque il riscatto del bene. In effetti, Vollmann, parlando della situazione dell’Europa Centrale nel periodo che va dalla Repubblica di Weimar del 1918 alla caduta del Muro di Berlino, tratta di una miriade di storie e personaggi: il pangermanesimo di Bismarck e del Kaiser; l’artista Kathe Kollwitz; l’avvento di Hitler (“il sonnambulo”); Rohm e le “camicie brune”; il dittatore Franco che chiede l’aiuto di Hitler; il “Caso bianco” polacco; l’assedio della Leningrado del compositore Sostakovic; l’assedio di Stalingrado da parte della sesta armata di Von Paulus; l’ “Operazione Barbarossa”; il generale Vlasov; la partigiana Zoja; Kurt Gerstein il nazista “buono”; l’ “Operazione Cittadella”; il suicidio di Hitler; l’Organizzazione Gehelen; Hilde Benjamin…e così di seguito sino al 1989 (passando, tramite semplici accenni oppure approfondimenti, dalla foresta di Katyn, dal piccolo villaggio di Lidice, dai stammlager…).Secondo Genna (che definisce Vollmann come il Tolstoj della nostra epoca), Europe Central sembra davvero l'Iliade europea del Novecento (…). Europe Central è una centrifuga di nozioni, ricordi, aneddoti, immagini che fa di Vollmann un uomo metatemporale: sembra che costui abbia davvero vissuto per anni e in Germania e in Unione Sovietica e in altre zone dell'Europa, poiché cita con nonchalance i film e le canzonette e le più assurde banalità che significano un tempo. I capitoli più belli sono, a mio avviso, quelli riguardanti l’assedio di Leningrado (e in generale quelli in cui è presente Sostakovic), Kathe Kollwitz, Von Paulus ("L'ultimo feldmaresciallo"), il capitolo intitolato “Idilli aerei” (con la sua architettura spiccatamente postmoderna), il capitolo sul suicidio di Hitler.

N.B: Elizaveta Petrovna fu imperatrice di Russia dal 1741 al 1762. Nella “Guerra dei Sette anni” (1756-1763) contro la Prussia, i russi occuparono la Prussia orientale, Königsberg e temporaneamente Berlino (insieme alle truppe austriache). Due secoli dopo, sul fronte orientale, il fallimento delle operazioni “Barbarossa” e “Cittadella” segnò la fine dei sogni di gloria di Adolf Hitler che uscì poi sconfitto dal secondo conflitto mondiale (il 2 maggio del 1945, un soldato sovietico piantò la bandiera rossa sulle rovine del Reichstag a Berlino...).

Dmitrij Dmitrievič Šostakovič:

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Senza il sol nulla son io