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Messaggio da sardus » 18/02/2017, 22:37

C'era una volta un bambino cattivo che faceva tante cose cattive. Questo bambino faceva arrabbiare tutti. A ognuno arrecava grandi dolori con offese, misfatti e insulti. Un giorno però il bambino cominciò a capire il male che stava facendo e ne provò vergogna e dolore. Così decise di diventare un bambino buono.

Andò dal nonno per chiedere il suo aiuto:


Nonno come posso fare per diventare più buono?


Il nonno che era una persona saggia pensò di aiutarlo con una lezione che non avrebbe di certo dimenticato.


Vedi quella staccionata laggiù? Ogni volta che farai un'azione cattiva andrai presso quella staccionata e con un martello vi pianterai un chiodo.


Il bambino all'inizio fu un po' sorpreso da questo consiglio, poi però decise di seguire il consiglio del nonno a cui voleva tanto bene.

Con il passare dei giorni, nonostante le buone intenzioni del bambino, i chiodi piantati nella staccionata furono molti. Tuttavia la frequenza con cui il bambino inchiodava pian piano diminuiva. Arrivò il giorno in cui il bambino non piantò nessun chiodo. Allora il bambino andò dal nonno e disse:


Nonno, finalmente non faccio più cattive azioni. Oggi non ho piantato nessun chiodo. Però, nonno, ancora non mi sento buono!


Il nonno, che sapeva che quel giorno sarebbe arrivato, rispose:


Bene, domani vai alla staccionata e con questo cacciavite comincia a togliere tutti i chiodi che hai messo.


Il bambino fece come disse il nonno. Il giorno seguente con fatica e con molta pazienza tolse tutti i chiodi che aveva piantato nella staccionata.

Il bambino tornò dal nonno per confermare che aveva terminato il suo compito. Il nonno gli disse:


Cosa noti ora nella staccionata?


Il bambino rispose:


Beh, ora al posto dei chiodi ci sono tanti buchi!


Il nonno allora si avvicinò di più al bambino e gli disse:


Ecco, i buchi sono il male che hai causato. A volte non basta evitare le cattive azioni per sentirci buoni. Dovremmo cominciare a togliere i chiodi dalla nostra staccionata per vedere quanto profondi sono i buchi che abbiamo lasciato. A volte capita che il tempo otturi quei buchi. Altre volte invece abbiamo lasciato buchi talmente profondi che nemmeno il tempo riesce a chiuderli. Altre volte ancora lasciamo lì quei chiodi senza volerli rimuovere.


La nostra coscienza è come la staccionata. A volte non vogliamo vederla, ma è lì che aspetta che vengano tolti quei chiodi e che si ripari il buco. Anche se è molto più facile piantare un chiodo con un martello che toglierlo con un cacciavite.
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Messaggio da sardus » 01/03/2017, 20:23

Tre Donne


Tre donne andarono alla fontana per attingere acqua.

Presso la fontana, su una panca, sedeva un anziano che le ascoltava.

Le donne lodavano i rispettivi figli: "Mio figlio - diceva la prima - dipinge così bene che nessuno
gli sta alla pari".

"Mio figlio - diceva la seconda - canta come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che canta come lui".

"E tu cosa dici di tuo figlio?", chiesero alla terza "Non so che cosa dire di mio figlio - rispose -
E' un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di speciale".

Quando le anfore furono piene, le tre donne ripresero la via di casa.

Il vecchio le seguì.

Le anfore erano pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.

Poco lontano i figli videro la scena: uno continuò a dipingere, l'altro a cantare
e il terzo andò ad aiutare sua madre.

Il vecchio disse: "Vedete? Avete cresciuto un pittore, un cantante e un figlio".

Quando si educa un ragazzo è bene pensare cosa si vuole che diventi da grande.



(Dal web. Autore non conosciuto)
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Messaggio da sardus » 02/03/2017, 20:50

Donne...


Sono coraggiose le donne,

ci costa caro, ma bisogna ammetterlo.

La fragilità? Solo uno stato culturale,

più che un dato biologico.

Sono forti e coraggiose, le donne.

Quando scelgono la solitudine,

rinunciando a un falso amore,

smascherandone la superficialità.

Sono coraggiose le donne, quando

crescono i figli senza l’aiuto di nessuno,

rivalutando l’ancestrale primato,

quello di essere mamme.

Hanno il coraggio di non chiedere

a uomini che sono anche padri,

la loro presenza, puntualmente assente.

Uomini che rifuggono le proprie responsabilità,

trincerandosi in comodi ruoli o paraventi

infantili di adulti mai cresciuti.

Sono forti e coraggiose, le donne,

quando a discapito di tutto e di tutti

scelgono i propri compagni; costruendo solide storie

spendendo patrimoni sentimentali, contro la morale comune.

Sono forti e coraggiose, le donne, quando sopportano,

violenze di ogni tipo, per salvaguardare quello che resta di famiglie,

che non son più tali

Sono la speranza del mondo, le donne, in qualsiasi

circostanza continuano a far nascere uomini,

che poi le tradiranno.
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Messaggio da sardus » 03/03/2017, 20:22

LA LEGGENDA DELLA CREAZIONE DEGLI ANIMALI

In origine il Sole aveva un aiutante, che si chiamava Napi. Un giorno, dopo aver terminato il suo lavoro, Napi trovò un grosso pezzo di argilla cominciò a lavorarla per trarne fuori qualcosa. Era un bravo artigiano e riuscì a realizzare la prima figurina, con una bella forma simmetrica; successivamente ne realizzò delle altre e così realizzò le figurine di tutti gli animali della Terra. Appena ne aveva completata una, vi soffiava sopra, le dava un nome e una destinazione. La figurina si animava e cominciava a popolare la terra.

Con l’ultima rimanenza di argilla realizzò una figura nuova; la chiamò uomo e lo mandò a vivere con i lupi.

Gli animali si lamentarono perché non riuscivano ad adattarsi all’ambiente loro assegnato, perciò Napi assegnò a ciascuno l’habitat ideale. Tutti gli animali furono soddisfatti, tranne l’uomo, che vaga ancora alla ricerca di un luogo soddisfacente.
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Messaggio da sardus » 04/03/2017, 21:13

La storia del professore e della tazzina di caffè

Un gruppo di ex studenti universitari andarono a trovare il loro vecchio Professore di Economia. Molti di loro avevano trovato delle ottime posizioni in Banche d’Affari, Società di Consulenza ed importanti Multinazionali. Ben presto il Professore ed i suoi ex studenti si ritrovarono a parlare della vita, della felicità, del lavoro e dello stress.

Nel pieno della discussione, il vecchio Professore, sempre attento alle buone maniere, volle offrire loro del caffè e andò in cucina. Nel giro di pochi minuti un’inconfondibile fragranza di caffè si diffuse per l’intero appartamento ed il Docente tornò con un vassoio pieno di tazze, ognuna diversa dalle altre: alcune di porcellana, altre di vetro, altre di cristallo, alcune di aspetto molto semplice, altre all’apparenza molto costose.

Il Professore aspettò con pazienza che ognuno dei suoi ex studenti scegliesse la sua tazza preferita. Quando ciascuno ebbe la sua tazza di caffè in mano, il Professore disse:

“Come avrete notato, tutte le tazze che sembravano belle e costose sono state prese per prime, lasciando per ultime le tazze semplici. E’ normale che ciascuno di voi cerchi di ottenere le cose migliori. Ma questa è anche la fonte del vostro stress. Ricordate? Quello che volevate davvero era il caffè, non le tazze: ma ognuno di voi si è affrettato a prendere le tazze migliori guardando di sottecchi cosa avesse scelto il compagno al suo fianco.“

Certo di aver ottenuto l’attenzione dei suoi ex studenti, il vecchio Professore concluse il suo discorso: “Cari ragazzi, la vita è il caffè e la felicità è il suo aroma; il lavoro, lo status sociale, ed i vari gingilli di cui ci piace circondarci, non sono altro che tazze. Sono solo oggetti che contengono il caffè ed il suo aroma. Nulla di più. Non permettete mai alle vostre “tazze” di decidere per voi: imparate a godervi il caffè!”

•Spesso siamo talmente presi dalla “tazzina” che dimentichiamo davvero il caffè. Corriamo così tanto che ci siamo dimenticati per cosa stiamo correndo. Diamo per scontato che la nostra felicità sia sempre là, in un lontano futuro. Sì, forse arriverà un giorno quando tutte le caselle saranno al loro posto: ma la verità è che le “caselle” non vanno mai al loro posto. La verità è che siamo talmente abituati a procrastinare, che procrastiniamo anche la nostra felicità. Ci dimentichiamo allora di assaporare i piccoli piaceri della vita. Ci dimentichiamo di trasformare in sane abitudini quelle cose che sappiamo renderci felici. Ci dimentichiamo di vivere.


Impara a goderti il caffè.
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Messaggio da sardus » 06/03/2017, 16:38

Il Paradiso e L'inferno

Un sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
«Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno» Dio condusse il sant’uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.
C’era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato.
Avevano tutti l’aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.
Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l’aprì.
La scena che l’uomo vide era identica alla precedente.
C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l’acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant’uomo disse a Dio : «Non capisco!»
– E’ semplice, – rispose Dio, – essi hanno imparato che il manico del cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire sé’ stessi….ma permette di nutrire il proprio vicino.
Perciò hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi…
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura… La differenza la portiamo dentro di noi.
Mi permetto di aggiungere…
“Sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”.
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Messaggio da sardus » 13/07/2017, 23:13

Per le donne del forum...



Ci sono due uomini nel mondo, che

costantemente m’incrociano la strada,

l’uno è colui che amo,

l’altro colui che mi ama.

L’uno è un sogno notturno

e abita nella mia mente buia,

l’altro sta alla porta del mio cuore

ed io mai gli apro.

L’uno mi ha dato un primaverile soffio

di felicità che subito dispariva,

l’altro mi ha dato tutta la sua vita

e non è stato mai ripagato di un’ora.

L’uno freme del canto del sangue

dove l’amore è puro e libero,

l’altro ha a che fare con il triste giorno

in cui affogano i sogni.

Ogni donna si trova tra questi due,

innamorata e amata e pura..

una volta ogni cent’anni può succedere

che essi si fondano in uno.

(Tove Ditlevsen)
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Messaggio da sardus » 23/05/2018, 23:52

Grande Mario Cuomo.

I watched a small man with thick calluses on both hands work 15 and 16 hours a day. I saw him once literally bleed from the bottoms of his feet, a man who came here uneducated, alone, unable to speak the language, who taught me all I needed to know about faith and hard work by the simple eloquence of his example.
“Ho osservato un piccolo uomo con dei calli spessi su entrambe le mani lavorare quindici e sedici ore al giorno. L’ho visto una volta letteralmente sanguinare dalla pianta dei piedi, un uomo che venne qui illetterato, solo, incapace di parlare la lingua, che mi insegnò tutto quello avevo bisogno di sapere sulla fede e sul duro lavoro con la semplice eloquenza del suo esempio.”
Mario Cuomo
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Messaggio da sardus » 09/08/2018, 13:20

IL TEMPO CHE MI RESTA....

Ho contato i miei anni e ho scoperto che ho meno tempo da vivere da qui in avanti di quanto non ne abbia già vissuto.
Mi sento come quel bambino che ha vinto una confezione di caramelle e le prime le ha mangiate velocemente, ma quando si è accorto che ne rimanevano poche ha iniziato ad assaporarle con calma.
Ormai non ho tempo per riunioni interminabili, dove si discute di statuti, norme, procedure e regole interne, sapendo che non si combinerà niente...
Ormai non ho tempo per sopportare persone assurde che nonostante la loro età anagrafica, non sono cresciute.
Ormai non ho tempo per trattare con la mediocrità.
Amo l’essenziale perché ora la mia anima ha fretta...
Senza troppe caramelle nella confezione...
Voglio vivere accanto a persone umane, molto umane.
Persone che sappiano sorridere dei propri errori, che non si gonfino di vittorie.
Che non si considerino elette, prima ancora di esserlo.
Che non sfuggano alle proprie responsabilità.
Che difendano la dignità umana.
E che desiderino soltanto essere dalla parte della verità e l'onestà.
L'essenziale è ciò che fa sì che la vita valga la pena di essere vissuta.
Voglio circondarmi di gente che sappia arrivare al cuore delle persone...
Gente alla quale i duri colpi della vita hanno insegnato a crescere con sottili tocchi nell'anima.
Sì... ho fretta...
di vivere con l’intensità che solo la maturità mi può dare.
Pretendo non sprecare nemmeno una caramella di quelle che mi rimangono...
Sono sicuro che saranno più squisite di quelle che ho mangiato finora.
Il mio obiettivo è arrivare alla fine soddisfatto e in pace con i miei cari e con la mia coscienza.


Mário de Andrade (1893-1945) – Poeta, musicologo e narratore brasiliano
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Messaggio da sardus » 23/08/2018, 22:14

DA LEGGERE

"La musica vista da un genitore che ha capito...

Un amico chiede: “Perché continui a pagare soldi per far fare musica ai tuoi figli? Vuoi che diventino musicisti?”
“Beh, devo confessarvi che io non pago per far fare musica ai miei figli; personalmente non può importarmi di meno che diventino dei musicisti.”
“Quindi se non stai pagando per la musica per cosa stai pagando?”

“Pago per quei momenti in cui i miei figli son così stanchi che vorrebbero smettere ma non lo fanno;”
“Pago per quei giorni in cui i miei figli tornano a casa da scuola troppo stanchi per andare a lezione, ma ci vanno lo stesso;”
“Pago perché i miei figli imparino disciplina e concentrazione;”
“Pago perché i miei figli imparino ad aver cura del proprio corpo, della propria mente e dei propri gusti estetici;”
“Pago perché i miei figli imparino a lavorare con gli altri e a essere buoni compagni di squadra;”
“Pago perché i miei figli imparino a gestire la delusione quando non ottengono subito ciò che vogliono, ma devono ancora lavorare duramente;”
“Pago perché i miei figli imparino a crearsi degli obiettivi e a raggiungerli;”
“Pago perché i miei figli imparino che ci vogliono ore ed ore ed ore di lavoro e allenamento per creare qualsiasi cosa, e che il successo non arriva da un giorno all’altro;”
“Pago per l’opportunità che hanno e avranno i miei figli, di fare amicizie che durino una vita intera;”
“Pago perché i miei figli possano stare su un palcoscenico anzichè davanti a uno schermo;”
“Potrei andare avanti ancora ma, per farla breve, io non pago per la musica; pago per le opportunità che la musica da ai miei figli di sviluppare qualità che serviranno loro per tutta la vita e per dar loro l’opportunità di far del bene alla vita degli altri.”

“E da quello che ho visto finora penso che sia un buon investimento.”
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quel maledetto ciao...

Messaggio da sardus » 28/08/2018, 21:29

La verità è che noi genitori del terzo millennio siamo pappamolla.
Questi figli li trattiamo con i guanti e abbiamo mille accorgimenti, neanche fossero statuette dei Thun.
E siamo troppo informati.
Se nostro figlio si sveglia con le pustoline di sudamina, andiamo su Google e cerchiamo "Puntini rossi sul corpo".
178 malattie trovate, di cui 12 sindromi rare.
Tolto morbillo, rosolia e varicella che son vaccinati, sulle altre non resta altro che fare la conta.
"Ronaldo vieni qua, solleva la maglia che devo controllare se il tuo esantema corrisponde a quello di questa foto. CHe se è uguale dobbiamo correre dal dottor House"

Quando eravamo bambini noi e ci veniva un eritema, la soluzione era il sapone SOLE. Il pannetto da 300 grammi, quello giallo.
"Lavati con quello, che ti passa"
"Mamma ho un certo prurito intimo"
"Sapone Sole"
Herpes? Sapone Sole.
Dermatite? Sapone Sole.
Acne? Sapone Sole.
Oggi se i bambini cadono e si provocano un'abrasione, c'è il disinfettante che non brucia.
Quando ero bambina io, c'era l'acqua ossigenata che reagiva con il sangue, faceva una schiuma a forma di fungo di Hiroshima e bruciava, oh se bruciava! Ma non dovevi piangere, perchè era stata colpa tua e se piangevi, le prendevi.
Se ti spaccavi il labbro c'era lo zucchero e per le ecchimosi il burro. Se ti spaccavi il labbro, ti graffiavi lo zigomo e contemporaneamente ti usciva il bernoccolo, diventavi in pratica, una crostata umana. Alla marmellata di fragola.

Da bambini noi potevamo sporcarci, stavamo in strada tutto il giorno e ci lavavamo prima di andare a letto. Nella vasca da bagno restava la figura come la sindone.
Oggi i bambini non possono sporcarsi, devono stare attenti ai germi ma soprattutto alla maglietta di marca. Lavano le mani talmente tante volte che si stanno rimpicciolendo. Nel 2100 per evoluzione, avranno i polsi che terminano a pallina, come Doraemon.
I bambini oggi non si sporcano e non possono toccare nulla che non sia disinfettato. Noi mangiavamo l'acetosella pisciata dai gatti.
Se ci cadeva il pane in terra, la mamma lo buttava? No lo soffiava. Il famoso soffio ammazzabatteri. "Mangia, sono anticorpi".
Oggi se cade il pane ad un bambino, parte l'urlo della foresta "NOOOOooooOOOOooooOOOOO!" Che al bambino si ferma il cuore e la crescita per 10 secondi.
"No Ronaldo, ora lo buttiamo perchè questo è cacca"
A occhio e croce mamma, è cacca pure quella che mi son fatto addosso quando hai urlato.

Oggi i bambini stanno tutti a dieta, dallo svezzamento alla patente. Quando eravamo bambini la mamma ci faceva l'uovo sbattuto con lo zucchero e lo spalmava sulla fetta di pane.
I bambini oggi hanno l'iguana come animale domestico, io avevo la gallina. Si chiamava Claus e faceva un uovo al giorno. Le davo da mangiare granturco e crusca. Mi piaceva così tanto darle da mangiare che era diventata un tacchino.
Oggi i bambini vanno sulla bici, sullo skateboard o sul monopattino con tutte le protezioni. Noi andavamo in giro sulla bici d'estate a petto nudo, maschi e femmine e frenavamo con le infradito di gomma.
Al mare ho messo il pezzo di sopra del costume a 13 anni per la prima volta.
"Mamma ma mi vergogno"
"Ma se non hai niente, vai che almeno ti abbronzi meglio".
Oggi ci son bambine di 5 anni che non escono di casa se non son vestite come dicono loro.
Ogni tanto pure mia mamma mi vestiva bene. Era quando uscivamo dal paese, cioè per i matrimoni. Ai matrimoni mi annoiavo quanto ai funerali. Oggi fanno il menù bambino, l'animazione. Quando andavo ai matrimoni da bambina, non mangiavo nulla e stavo seduta al tavolo ore e ore senza fare nulla, con lo sguardo da malata. Oggi se vedi un bambino con quello sguardo gli chiedi subito se sta male, a cosa sta pensando, come mai è triste e gli prenoti la visita dal neuropsichiatra. All'epoca se stavi immobile a fissare il vuoto con uno sguardo da psicotico, eri bravo. Non ti chiedevano nulla ma per tutti eri proprio bravo.

Oggi se la maestra mette un 7 al bambino i genitori vanno subito a lamentarsi con lei che non ha messo un 10.
"Non capisco perchè Ronaldo ha preso 7!"
"E' la maglia"
"Come?"
"No niente, signora, cerchi di capirmi è anche uno stimolo per il bambino a fare di più ed è ingiusto nei confronti di altri bambini che il 10 lo meritano davvero"
"Lei non capisce niente! Mio figlio è da 10 proprio come Francescototti Puddu! E io mi rivolgerò al ministero della pubblica istruzione, se ne pentirà"
Quando andavo a scuola io, la maestra era autorizzata non solo a mettere i voti che riteneva più opportuni, ma anche ad alzare la voce e rimproverarti se non ti comportavi bene.
Oggi i bambini si traumatizzano facilmente e nessuno dice loro che non hanno ragione, che le ansie non devono esistere. Anche io da bambina avevo ansie e paure, ma son sparite perchè nessuno dava loro da mangiare.

Perchè alla fine, non è che questi bambini devono sapere proprio tutto tutto. C'è tempo per le tragedie, la guerra, la morte, perchè è vero che capiscono, ma non metabolizzano e si lasciano sopraffare.
Io a mia mamma chiesi
"Mamma come sono nata?"
"Le due cellule si sono unite e hanno formato te"
"E dove erano le cellule?"
"Una mia e una di tuo padre"
"E dove si sono unite?"
"Nella mia pancia"
"E come c'è entrata quella di papà nella tua pancia?"
"Chiedilo a lui visto che era sua"
...
"Papà come ha fatto la tua cellula..."
"Andiamo a fare l'altalena nel cortile, non volevi l'altalena?"
"Sìììììììì altalenaaaaaaaa"
Fine. Risolto.
Papà aveva la 126 rossa. Poi ha preso la Seat Fura (che era una 127 ma spagnola) sempre rossa. In casa nostra aleggiava lo spirito di Berlinguer. La 126 aveva gli interni in plastica radioattiva e d'estate dovevano intervenire i vigili del fuoco per scollarti da lì. Le macchine con gli interni in pelle erano in origine con gli interni in plastica, poi la pelle ce la lasciavi tu.
Al mare si andava con il tavolino pieghevole, quello con le seggioline dentro, la pasta al sugo, le fettine impanate e l'anguria. Le seggioline erano capottabili, se non le piantavi bene nella sabbia ti ribaltavi all'indietro e con te volavano gnocchetti al sugo e fratello seduto di fianco, perchè ti ci aggrappavi e lo tiravi con te all'inferno.
Dopo il pranzo erano tassative le tre ore. Oggi è stata smentita questa leggenda della digestione, ma se c'era una certezza per mia mamma, non era stessa spiaggia stesso mare, non era la canzone dei Righeira al Festivalbar, erano le 3 ore prima del bagno.
"Mamma mi annoio, cosa faccio per tre ore?"
"Fai un buco"
"Mamma in tre ore di buco trovo le tombe etrusche"
"Se non la smetti lo fai tra 4 ore"
Allora andavo a camminare sulle rocce, con i sandaletti di plastica e la sera quando li toglievo potevo fare il sudoku sui piedi. Piedi a scacchi.
Oggi i bambini al mare son super accessoriati. Ne ho visto uno con la maglietta in tessuto tecnico, le scarpette da scoglio, la maschera da snorkeling, il coppo... mi son girata e ho detto a mio marito "Ma dove ***** sta andando quello?"
E lui "Guarda che è tuo figlio"
"Ah".
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Re: ......da leggere...

Messaggio da sardus » 28/02/2019, 22:11

Non aver paura di quelle che il mondo chiama “belle donne”,
ma delle altre che:

escono di casa con un filo di trucco e capisci subito che hanno passato una nottata in bianco, dalle occhiaie che si portano dietro; si legano i capelli con una matita, guardandosi allo specchio e sorridendo perché non hanno nemmeno un capello al posto giusto; si fermano sui dettagli, su particolari tuoi che nemmeno tu stesso pensavi di avere, sapendo stare accanto agli altri, ma non sapendo come stare accanto a se stesse;

vorrebbero trovare un messaggio con scritto “Buongiorno”, appena sveglie, per essere allegre tutta la giornata; sono sempre di corsa, ma si fermano ad ascoltare - uno sconosciuto, un amico, un bambino; mai banali, parlano il doppio di te, senza per questo parlare del niente, rompono le scatole facendoti sorridere;

custodiranno gelosamente il girasole che hai regalato loro, finché l'ultimo petalo non si sarà seccato e rompendosi cadrà sul pavimento, perdendosi tra la polvere, sotto l'armadio;
non appaiono, non si vedono, non si notano. Il mondo sempre in primo piano e loro dietro, sullo sfondo;

sorridono alla vita, tutti i giorni, nonostante abbiano migliaia di motivi per non farlo; ti ascoltano davvero. E, quando parlano, ti guardano come a dire “Anche a me. È successo anche a me.”
non ti diranno mai un "Ti Amo”, anche quando saranno innamorate di te, ma ti sussurreranno “Credo di amarti”, perché hanno paura di non essere scelte;

amano essere belle, solo ogni tanto, solo per qualcuno;
sanno piangere anche quando sono ad un concerto con ottantamila persone intorno, e tu, con un leggero sospiro, le guardi senza capire; credono nell'amore vero anche quando gli altri fuggono per colpa dei troppi chilometri o per paura; per passare un'ora con te, passerebbero anche otto ore in treno, cercando di capire perché non resti;
per loro vale la pena restare, soprattutto, quando, senza dire una parola ti scelgono, e tu sei troppo distratto per accorgertene, troppo concentrato a fuggire da non sai che cosa.

Una donna del genere, se te la lasci scappare non saprai mai in quale parte del mondo la ritroverai. Se mai la ritroverai.
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Re: ......da leggere...

Messaggio da sardus » 29/07/2019, 21:28

Da leggere assolutamente! grande dignità.....

Marco Deplano

Oggi mi chiamano per una consulenza in un altro reparto.
Una delle solite e molteplici consulenze della giornata... ordinaria amministrazione.
Paziente con un tumore in fase ormai terminale con insufficienza renale da compressione degli ureteri.

Arriva con il letto una paziente tra i 70 e gli 80 anni, bianca bianca, capello rosso carota con due dita di ricrescita ma smalto rosa impeccabile.

-"Buongiorno signora".
-"Buongiorno a lei dottore".

Vedo la cartella, la visito e ripeto l'ecografia.

-Allora signora in questo momento i suoi reni hanno difficoltá a scaricare le urine per cui non potendo eliminare le urine per via naturale devo posizionare un tubicino, una specie di rubinetto che scavalca l'ostacolo cosi farà pipí da due tubicini nella schiena collegati a due sacchette...".
-"Scusi se la interrompo... avró un'altra sacchetta anche dietro?" (aveva la colostomia).
-"Si signora...".

Silenzio assordante di un minuto che sembrava interminabile.

Sorridendo mi dice:"Scusi dottore come si chiama?".
-"Deplano".
-"No il nome".
-"Marco".
-"Marco che bel nome...hai due minuti per me?".
-"Certo signora ci mancherebbe...".
-"Lo sai che io sono già morta?".
-"Scusi non la seguo... non è così immediato...".
-"Si... sono morta 15 anni fa".

Silenzio.

-"15anni fa mio figlio a 33 anni e venuto a mancare... ha avuto un infarto. Io sono morta quel giorno lo sai?".
"Mi spiace signora...".
-"Io dovevo morire con lui 15 anni fa, dovevo morire 10 anni fa quando mi hanno trovato la malattia e adesso io non devo più fingere per gli altri. I figli sono sistemati, i nipoti pure... io devo tornare da lui. Che senso ha vivere qualche giorno in più con sacchette soffrendo e facendo penare i miei cari... io ho una dignità. Ti offendi se non voglio fare nulla... io sono stanca e mi affido alle mani di Dio. Dimmi la verità soffriró?".
-"No signora... lei può fare quello che vuole... ma mettendo due...".
-"Marco ti ho detto no. La vita e mia e ho deciso cosi. Anzi fai una cosa sospendi la trasfusione che ho voglia di tornare a casa e mangiare un gelato con mio nipote".

Piano piano ogni parola mi ha spogliato come quando si tolgono i petali a una rosa.
Ho scordato la stanchezza, la rabbia e tutto quello che mi angoscia.
Non c erano piu gli anni di studio, le migliaia di pagine studiate, le linee guida... nulla tutto inutile.
Nudo e disarmato dinanzi a un candore e una consapevolezza della morte che mi hanno tramortito.
Mi sono girato per scrivere la consulenza per evitare che mi vedesse gli occhi lucidi e l'infermiera si è allontanata commossa.
Non sono riuscito a controllarmi e chi mi conosce sa che non è da me...

-"Marco ti sei emozionato?".
-"Si signora un pochino, mi scusi".
-" É bello invece, mi fai sentire importante. Senti fammi un altro favore. Se vengono i miei figli e ti prendono a urla chiamami che li rimprovero per bene. Tu scrivi che io sto bene cosí...Ok?".
-"Si signora".
-"Marco posso chiederti una cosa?".
-"Si signora dica".
-"Sei un ragazzo speciale io lo so e sei destinato a grandi cose. Me lo dai un bacio? Come quelli che i figli danno alle mamme".
-"Si signora".
-"Preghero per te e per mio figlio. Spero di riverderti".
-"Anche io signora... grazie.".

In quel momento era la donna più bella del mondo, luminosa, decisa, mamma, nonna... in una parola amore puro.

Forse é stata la volta in cui sono stato contento di fare una figura di *****.
Smontato, denudato e coccolato da chi avrei dovuto aiutare e invece mi ha impartito la lezione di vita piu toccante della mia vita.
La morte vista come fase finale della vita, senza ansia, paura, egoismo.
Consapevolezza che anni di studio mai ti insegneranno...il mio curriculum valeva meno di zero... Anni di studio, master, corsi... Il nulla.
Parlavano le anime.
Tutto é relativo e io sono piccolo piccolo davanti a tanta grandezza.
Tutto quello che riguarda la vita, quando la si cerca, quando la si ha o la si perde fino a quando finisce va vissuto intimamente nella massima libertà e discrezione.
L'unico momento che davvero unisce chi si vuol bene cancellando litigi e negatività.
Sembra paradossale ma il dolore che è un aspetto dell'amore unisce a volte più dell'amore stesso.
Io credo molto nell'accompagnamento in queste fasi: a volte una parola dolce ha più beneficio di molte medicine.
Comunque vada buon viaggio.
.....Vorrei tanto esser un fungo.... avrei qualche probabilità d'esser colto.